Mentre attraversavo London Bridge…

Andare a Londra significa abbandonarsi ad altre realtà: rivivere le vicende di Re, Regine, di protagonisti veri o inventati. Ogni angolo regala qualcosa di particolare e diverso.

LONDRA NON DELUDE E NON STANCA MAI: OGNI VIAGGIO E’ COME VEDERLA PER LA PRIMA VOLTA. MA ANCHE NEI DINTORNI SI POSSONO TROVARE LUOGHI MOLTO INTERESSANTI

Si percepisce la diversità culturale rispetto all’Italia, non solo per la monarchia, ma nell’insieme delle abitudini, nell’atmosfera delle strade, nell’architettura dei palazzi. E’ questo che mi piace ritrovare quando vengo a Londra e, per questa occasione, decido di ripercorrere millenni di Storia inglese, da Stonehenge alla City.

Lo spirito britannico
Il primo impatto è sempre con Buckingham Palace. C’è già un po’ di ressa per vedere il Cambio della Guardia, vigili e polizia a cavallo guidano le persone all’interno delle transenne. All’arrivo del reggimento, accompagnato dalla banda, durante il suo ingresso trionfale dal cancello principale, uno dei miei primi pensieri è proprio sull’esercito inglese della metà del settecento, visto nel film “Barry Lyndon” sulle note di “The British Grenadiers”. Adesso il Cambio della Guardia sembra uno spettacolo per turisti, ma c’è sempre un vago “retrogusto” che riporta al periodo della potenza militare inglese, aiutato dall’imponenza e dalla serietà del palazzo e dal monumento alla Regina Vittoria alle mie spalle. Un secondo pensiero, molto più goliardico del primo, è dovuto alla mia ironica immaginazione: per un attimo ho pensato alla Regina Elisabetta affacciata in vestaglia e bigodini sul terrazzo, mentre sorseggia una tazza di the, per assistere al Cambio della Guardia… Dopotutto, è lei la padrona di casa!
Lasciamo il luogo della cerimonia prima della fine, anche perché dal monumento non riusciamo a vedere bene. Il posto migliore è sicuramente vicino alle cancellate, dove si può assistere più da vicino al movimento dei soldati.

Buckingham Palace: cambio della Guardia

Ci avviamo verso The Mall, il grande viale che conduce a Trafalgar Square. Non lo percorriamo tutto, ma ci addentriamo in Marlborough Road, passando vicino al St. James Palace e percorrendo St. James Street. Questo angolo di Londra era (e in alcuni casi è ancora) sede di prestigiosi club inglesi, dove venivano accolti solo gli uomini. E’ per questo che alcuni negozi storici di questa via vendono generi tipicamente maschili: liquori, tabacco, cappelli, abiti. Qui rivive la classe e l’eleganza del “British Man”, celebrato da Kipling in una famosa poesia e riproposto, seppur in chiave leggermente ironica, nel film Kingsman, in cui i due protagonisti si servono proprio dell’omonimo negozio.

Vetrine dei negozi e… Kingsman: come nel film!

Arriviamo a Trafalgar Square, piazza dedicata a Orazio Nelson, l’ammiraglio che sconfisse Napoleone e, proprio per questo, qui venerato come un grande eroe nazionale. Possiamo ammirare l’alta colonna e i bassorilievi alla base che ricordano le sue gesta, nonché il momento della sua morte. In quanto donna di mare non potevo esimermi dall’immortalarmi in posa eroica, spero che il buon Nelson non se la prenda troppo. Anche se, proprio su questo lato della colonna, è riportata una delle sue frasi più famose: “England expects that every man will do his duty” (l’Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il proprio dovere). Con questa esortazione alla disciplina e all’abnegazione c’è poco da scherzare… 

Diamoci un contegno di fronte all’Ammiraglio Nelson

Dietro la colonna c’è la National Gallery e di fronte ad essa la statua equestre di Carlo I l’unico Re, nella storia inglese, a morire decapitato. Percorriamo WhiteHall. I palazzi di questa via sono sede di molti enti governativi, l’architettura è infatti sontuosa e imponente. Dietro una cancellata lungo questa strada c’è il 10 di Downing Street, sede del Primo Ministro. Per finire in gloria questa passeggiata lungo la via della potenza britannica, arriviamo a Westminster. Il Palazzo del Parlamento è spettacolare visto dal Westminster Bridge, anche se il povero Big Ben ha qualche impalcatura dovuta ai lavori in corso. Passiamo di fronte al monumento imbronciato di Winston Churchill e all’Abbazia di Westminster e arriviamo alla Victoria Coach Station, da cui partiamo per un viaggio nel tempo indietro di 5000 anni: Stonehenge.

Stonehenge: un Viaggio nel Tempo
In autobus mi abbandono al paesaggio della campagna circostante. Come da programma il tempo è piovigginoso e il cielo è grigio. Già arrivando si riesce a vedere abbastanza bene il sito archeologico. Non è molto ampio, ma a prima vista lascia già una sensazione particolare, come se effettivamente ci fossero energie soprannaturali e misteri. L’organizzazione è impeccabile e un paio d’ore sono sufficienti per vivere pienamente l’esperienza. Un piccolo bus ci porta dall’ingresso, dove ci sono biglietteria e museo, al sito. L’audioguida è ben fatta e racconta le particolarità di Stonehenge, prima fra tutte la struttura delle pietre e il loro allineamento rispetto a solstizi ed equinozi. Si rimane stupiti di come gli uomini, vissuti millenni fa, siano riusciti a trasportare le pietre dal Galles a qui, percorrendo più di 200 Km. Leggende dicono che proprio quelle pietre possedessero poteri magici, per questo una teoria vede Stonehenge come luogo di pellegrinaggio, per ottenere guarigione e salute. Nei suoi paraggi sono stati rinvenuti molti resti umani, quindi sicuramente questo era, prima di tutto, un luogo sacro di sepoltura. Si può girare attorno ai cerchi di pietra, ma dal 1978 non si può camminare all’interno, sia per la fragilità del terreno, che per evitare danni e vandalismi. Ma tanto è il piacere e l’emozione, che ci concediamo un altro giro, solo per vivere la magica atmosfera che questo luogo trasmette.

Stonehenge

Del museo mi è molto piaciuto un filmato, proiettato a 360° all’ingresso, in cui viene ricostruita tutta la storia di Stonehenge, dai primi anni, in cui erano stati piantati solo dei pali nel terreno, fino ai giorni nostri. Nella sua configurazione definitiva, Stonehenge prevedeva un cerchio esterno di pietre e uno interno a ferro di cavallo di pietre più piccole (dette blue stones). Gli architravi erano presenti lungo tutto il cerchio, senza interruzioni. Durante il filmato si vedono l’alba e il tramonto nei giorni del solstizio d’inverno e d’estate, dove si può notare l’allineamento del sole rispetto ad alcune pietre particolari. 

Una mattinata da Regina
Il giorno dopo l’atmosfera cambia: ci avviamo verso il Castello di Windsor!
L’esterno ha imponenti bastioni e una struttura massiccia. All’interno sono visitabili, ma non fotografabili, gli Appartamenti di Stato e la St. George’s Chapel. Che, alla faccia della cappella, è una piccola cattedrale: la struttura, in generale, è sobria e ordinata, ma si presenta molto ricca di decorazioni e piacevole alla vista.

Esterno della St. George’s Chapel

Il soffitto della navata colpisce particolarmente. Nonostante sia tendenzialmente piatto e largo, l’architettura tardo-gotica e gli intarsi conferiscono, con un effetto tridimensionale, il movimento e lo slancio verso l’alto. Questo tipo di architettura è stato possibile grazie alla presenza dei contrafforti all’esterno come rinforzo. Sul fregio attorno alla navata sono scolpiti 250 angioletti e dovunque si ripetono i vari stemmi degli appartenenti all’Ordine della Giarrettiera. All’interno vi sono sepolti alcuni reali, tra cui Edoardo IV, Enrico VIII, Carlo I, Giorgio VI. Un monumento che mi ha particolarmente colpito è quello in onore di Carlotta, figlia di Giorgio IV, cugina della regina Vittoria, morta a seguito del primo parto, a cui non sopravvisse nemmeno il bambino. Vi è raffigurata Carlotta mentre sale in cielo, affiancata da un Angelo con in braccio il piccolo. La drammaticità è resa dal drappo che copre il corpo della donna, da cui fuoriesce una mano senza vita. Un altro luogo molto evocativo è la tomba di Giorgio VI, padre dell’attuale Regina, dove vi sono tumulate anche le ceneri della sorella Margareth e della madre Elisabeth (la Regina Madre). Molto bello è il Coro, dove vi sono gli stendardi degli appartenenti all’Ordine della Giarrettiera, mentre una lapide ricorda che nel sottosuolo sono conservate le spoglie di Re Carlo I, Enrico VIII e della moglie Jane Seymour. Verso l’uscita troviamo la Cappella monumentale di Alberto, a memoria del marito della regina Vittoria. Anche questa piccola cappella è un capolavoro che, tra architettura e decorazioni, non lascia indifferenti. La tomba del principe Alberto però è in un luogo poco distante, non aperto al pubblico.

Alle 11.30 ci rechiamo nel piazzale antistante per vedere il Cambio della Guardia. Oggi monta il reggimento degli Irlandesi. Si possono distinguere dagli altri (Granatieri, Coldstream, Scozzesi e Gallesi) per il colore del pennacchio sul colbacco e la disposizione dei bottoni. Arriva accompagnato dalla banda musicale, si dispone di fronte al reggimento degli smontanti e comincia la cerimonia. Tutto si svolge in un’atmosfera altamente solenne… finché la banda non comincia a suonare “Eleanor Rigby” dei Beatles. E’ pratica comune per loro suonare anche brani pop, però sul momento non me l’aspettavo ed è stato un piacevole diversivo. Anche i due brani seguenti sono più da intrattenimento. La mia solita ironica immaginazione per un attimo si è vista i soldati muoversi in un balletto stile “Watussi”… la musica vi assicuro che si prestava moltissimo. Poi siamo tornati alla serietà con il rientro di tutti i soldati e l’uscita dal piazzale del reggimento, accompagnato dalla banda (tornata a una classica marcia militare).

Terminata la visita in quest’area, ci dirigiamo verso gli Appartamenti di Stato. All’ingresso vediamo La Casa delle Bambole della Regina Maria. E’ praticamente una casa dell’epoca, riprodotta fedelmente in miniatura; molto particolare. Poi entriamo all’interno degli appartamenti.
Maestosa è la sala Waterloo, che ricorda in realtà la Restaurazione, cominciata con il Congresso di Vienna l’anno prima prima della battaglia. Vi sono appesi molti ritratti del pittore Lawrence, per la maggior parte di politici o diplomatici, che hanno contribuito alla disfatta di Napoleone, o partecipato al Congresso. Uno dei capolavori è il ritratto di Pio VII, l’espressione è molto realistica: un po’ stanca, ma intensa. Napoleone lo imprigionò, a seguito della scomunica. E’ raro vedere il ritratto di un Papa cattolico in un Palazzo Reale britannico, ma la comune avversione per Napoleone riuscì ad avvicinare anche le due Chiese.
Il posto d’onore è riservato al Duca di Wellington. Anche lui, al pari di Orazio Nelson, è considerato un grande eroe nazionale, tanto da essere raffigurato con la Spada di Stato, vicino al Trono, con la cattedrale di St. Paul sullo sfondo. L’allegoria del quadro lo identifica come un salvatore della Patria. Al suo fianco c’è il ritratto di un altro importante personaggio della battaglia di Waterloo, Gebhard Leberecht von Blücher, rappresentato con cipiglio autoritario e spirito indomabile sul campo di battaglia.
Un’altra sala molto evocativa è la Sala di San Giorgio, distrutta dall’incendio del 1992 e ricostruita fedelmente con le stesse tecniche in uso nel medioevo. Le stanze si susseguono, tutte riccamente decorate, con arredi di finissimo pregio, porcellane colorate e quadri di Re e Regine. Mi sono molto piaciuti il Salotto Cremisi e quello Verde (per i colori degli arredi), nonché la Sala dell’Ordine della Giarrettiera, con un ritratto molto bello della Regina Elisabetta (il suo ritratto ufficiale). La visita si conclude in un’armeria, dove, tra gli altri, vi sono i busti di Wellington, Nelson e Churchill. Sopra la testa di Wellington c’è una bandiera: è un tributo che i suoi eredi devono donare al Regno, quale affitto simbolico per le loro proprietà.

Volando con Mary Poppins tra passato e futuro
Tornati a Londra, concludiamo la giornata con una passeggiata. Partendo da Waterloo attraversiamo il Millennium Bridge, da cui si intravede il Globe. Non è il teatro originale, ma è stato ricostruito esattamente com’era ai tempi di Shakespeare. Appena attraversato il ponte, arriviamo alla St. Paul Cathedral. Qui la colonna sonora che mi entra in testa non può essere altro che la canzone dal film Mary Poppins. Adesso non è più possibile dare da mangiare ai piccioni, ma credo che quella canzone rimarrà per sempre legata a questo luogo. Anche se in realtà questa Cattedrale ha visto ben altre vicende: al suo interno sono sepolti il Duca di Wellington e Orazio Nelson, ci sono stati i funerali di Churchill, qui si sono sposati Carlo e Diana e la Regina ha festeggiato il suo giubileo d’oro e d’argento. Inconfondibile e maestosa, con la sua bella cupola.

Millennium Bridge e Cattedrale di St. Paul

Mary Poppins però continua ad essere il tema della passeggiata, anche perché, seguendo la strada Cheapside, arriviamo alla City e alla Bank of England Museum. Siamo nel quartiere dove si è sviluppato il commercio londinese, dove sono nate le Compagnie di Assicurazione, dove la potenza economica inglese si presenta in tutta la sua superiorità (e, se vogliamo, arroganza)… ma io penso sempre al vecchio direttore di banca del film mentre pronuncia la frase “se crolla la Banca d’Inghilterra, crolla l’Inghilterra!” Chi è appassionato di Mary Poppins sicuramente mi capirà. E da un film, passiamo a un altro: visitando il Leadenhall Market entriamo nel mondo di Harry Potter, immaginando, per un momento, di essere a Diagon Alley. L’ambientazione è effettivamente particolarmente suggestiva. Torniamo alla modernità e facciamo qualche foto a un edificio che solo da pochi anni è entrato nello skyline di Londra: il famoso Gherkin, soprannominato “il suppostone” (sempre grazie all’ironica fantasia della sottoscritta, non me ne vogliate).

Per concludere arriviamo alla Torre di Londra e percorriamo il famoso Tower Bridge. Ed è qui che alla mia mente giunge la canzone del titolo: Geordie. “Mentre attraversavo London Bridge, un giorno senza sole…” Attenzione, lo so che il ponte non è quello giusto, ma sul giorno senza sole ci siamo. Oltretutto volge la sera e ci troviamo vicini alla Torre di Londra, l’edificio passato alla storia per i suoi prigionieri e le sue esecuzioni. Non è difficile vedere per un attimo il buon Geordie, mentre attraversa il Tower Bridge, per essere richiuso nella Torre in attesa di essere impiccato con una corda d’oro. La Torre di Londra è un luogo che ha sempre colpito la mia immaginazione, dalle tinte forti, espressione di intrighi di palazzo, congiure, pene capitali. Al suo interno vi sono conservati anche i Gioielli della Corona, questo luogo è la culla della monarchia inglese: la sua Storia, con la esse maiuscola, qui trova secondo me una delle sue migliori rappresentazioni, con le sue luci, ma anche le sue ombre.

La Torre di Londra

L’ultimo sguardo però, è verso il futuro. Dal Tower Bridge si osserva il Tamigi, la nave museo Belfast e la City con i suoi moderni grattacieli, primo fa tutti il Gherkin. La Torre di Londra rimpicciolisce, schiacciata dalla loro presenza. Forse è emblematica anche questa visuale di Londra: il passato e il potere monarchico lasciano spazio al futuro, al potere del denaro, ai nuovi nobili della finanza.

Camden Town: dove non esistono regole

Per l’ultimo giorno ci siamo riservati un giretto a Camden Town. Ci andiamo al mattino presto, quindi non riusciamo a vivere i suoi pub e nemmeno il mercato, dato che quando arriviamo è chiuso. Però non è un giro vano: ci colpiscono le insegne tridimensionali di alcuni negozi, molto originali. Anche il luogo del mercato, seppur chiuso, è accogliente, nonostante l’aspetto apparentemente disordinato delle viuzze. Il giretto tranquillo tra il Regent’s Canal e i chioschi ci lascia immaginare comunque l’atmosfera festosa e anticonvenzionale di questo quartiere.

Queste sono state le mie emozioni in questo piccolo assaggio di Londra. E per voi? Qual è la vostra atmosfera di Londra preferita? Cosa vi ha colpito di più? Lasciate il vostro commento!

Copertina:
“Particolare del Monumento alla Regina Vittoria”. Foto: Sara Mazzotti

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