il Vittoriale degli Italiani

Il Vittoriale degli Italiani mi ha affascinato fin da subito, come probabilmente ha affascinato gli ospiti illustri che lo hanno visitato. Entrando al Vittoriale si attraversa una dimensione storica e artistica particolare, si entra nello spirito di Gabriele d’Annunzio e non si può fare a meno di rimanerne colpiti. Seguitemi dunque nella scoperta.

D’Annunzio è amareggiato. L’impresa di Fiume si è conclusa in modo tragico e lui è tornato a Venezia, non trovandovi altro che ricordi troppo pesanti da sopportare. Ha 58 anni e ha passato una vita intensa: poeta, scrittore, eroe di guerra. Le sue donne, la sua arte, le sue imprese ne hanno fatto un mito. Dove andare adesso? Chiede allora ai suoi collaboratori di trovargli una casa sul Lago di Garda. C’è Villa Cargnacco a Gardone Riviera, confiscata a uno storico dell’arte tedesco e di proprietà dello Stato Italiano a partire dalla Grande Guerra. Il posto gli piace e ad attirarlo non è solo la vista incantevole, il clima piacevole, l’architettura della villa, ma soprattutto i seimila volumi della grande biblioteca. Decide di comprarla e di modificarla “a sua immagine e somiglianza”, arredando e costruendo continuamente, con la collaborazione dell’architetto Gian Carlo Maroni, fino a donarla agli Italiani nel 1930, come suo ultimo capolavoro. Qui vi morirà nel 1938, ma ancora oggi, visitando il Vittoriale, possiamo percepire la forza della sua personalità e ripercorrerne la vita.

“Tutto infatti è qui da me creato e trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare al mio stile.”

Cosa mi ha colpito particolarmente del Vittoriale? Proprio il fatto che sia l’espressione, anzi l’autocelebrazione delle caratteristiche dannunziane. Gabriele D’Annunzio può essere molto lontano, come concezione, dai contemporanei e può non piacere in molte delle sue esternazioni, ma si deve riconoscere la straordinarietà della sua vita e della sua personalità. L’amore per le donne e il piacere carnale, il collezionismo quasi maniacale di oggetti particolari, rari od esotici, il rischio, l’esaltazione dell’eroismo, del coraggio e lo sprezzo del pericolo. Tutto questo si percepisce negli spazi del Vittoriale, nelle costruzioni in pietra del Parco, che con la sua pace e la sua quiete fa da contraltare al turbinio degli ambienti all’interno della Prioria, ricchi di suppellettili, libri ed allegorie.

“Io vado scegliendo e disponendo e catalogando, per seguire e compiere un disegno di decorazione interna premeditato in lunghi studii.”

Prima di tutto qualche informazione tecnica: questo è il sito del Vittoriale, dove si possono acquistare i biglietti e informarsi su eventi o curiosità. D’estate l’Anfiteatro ospita spettacoli teatrali, durante l’anno ci sono mostre permanenti o temporanee. In occasione del centenario, una sezione apposita ripercorre l’Impresa di Fiume (1919-1920) . La Prioria (l’interno della Villa) è visitabile solo con visita guidata a orario. Il biglietto intero e completo costa 16 euro e comprende il Parco, la visita alla Prioria e le esposizioni “Museo D’Annunzio Segreto”, “Museo D’Annunzio Eroe”, “Museo L’automobile è femmina”. Vi sono molte convenzioni e possibilità di riduzione sul biglietto.

L’ANFITEATRO ALLA LUCE DEL TRAMONTO

L’ingresso del Vittoriale è costituito da un portale a due arcate e ci accoglie una scritta: “Io ho quel che ho donato”. Infatti Gabriele d’Annunzio firma l’atto di donazione il 7 settembre del 1930. Lo ha modificato secondo il suo volere nei minimi particolari, senza lasciare nulla al caso. Per lui il Vittoriale è un modo di espressione, di rivelazione spirituale, come in un poema. Lo ha pensato come un libro di pietre vive, dal significato religioso, dove la Patria e i suoi eroi sono le divinità. Il portale lo si può ammirare uscendo dato che, entrando dalla biglietteria, non ci si passa davanti.

L’INGRESSO DEL VITTORIALE

Scendendo verso l’Anfiteatro troviamo il Museo d’Annunzio Segreto che ospita oggetti personali del Vate. Tornando sui propri passi, si raggiunge il viale che porta alla Prioria, attraversando la piazzetta del Pilo del Piave, eretto a imitazione dei pennoni delle navi da guerra, sulla cui sommità si erge la Vittoria del Piave. Dopo i suoi archi, si arriva all’Anfiteatro, la “conca marmorea sotto le stelle”, che domina, con una vista superba, il lago di Garda. A lato notiamo il “Cavallo Blu” di Mimmo Paladino. Arriviamo così alla Piazza dell’Esedra, da cui possiamo ammirare i loggiati che ci accolgono all’interno della Piazzetta Dalmata, da cui si accede alla Prioria. Il nome si deve alla statua della Vergine con lo scettro della Dalmazia, alla sommità dell’alto pilo. La base è ornata da otto teste di uomini con la barba che rappresentano gli otto venti della rosa italiana. Come avrete già notato, ogni angolo ha il suo nome e il suo significato ed è stato creato con un’allegoria o un messaggio ben preciso da cogliere, ma non vi preoccupate, riuscirete a percepire subito l’atmosfera particolare e sarà un piacere abbandonarsi ad essa, anche senza soffermarsi troppo sui dettagli.

IL PASSAGGIO DEL PILO DEL PIAVE

All’interno della Prioria non si possono fare foto e si devono lasciare borse e zaini al guardaroba all’ingresso. Le stanze non sono grandi e sono piene di oggetti raccolti da d’Annunzio nel corso della sua vita. Anche qui ogni stanza ha il proprio nome e il proprio significato; sono quasi tutte nella penombra, come le teneva il Vate, perché la luce forte lo infastidiva (aveva perso la vista da un occhio).

LA PRIORIA VISTA DALLA PIAZZETTA DALMATA

Sarebbe troppo lungo elencarvi tutte le stanze, anche se ognuna ha storie da raccontare, legate alla personalità di D’Annunzio o anche alla Storia d’Italia. Come la Stanza del Mascheraio, dove Benito Mussolini rimase in attesa guardando l’iscrizione a lui dedicata: “pensa che sei vetro contro acciaio”. Oppure la Stanza della Leda, così raccolta, intima e sensuale proprio perché fungeva da alcova per i suoi incontri, non a caso sullo stipite prima di entrare si legge “Genio e voluptati” (al genio e al piacere).

RAI PLAY – Linea Verde: il Vittoriale di D’Annunzio

Dopo la visita alla Prioria si accede allo Schifamondo dove si trova il Museo D’Annunzio Eroe, che conserva i numerosi cimeli della vita militare del Vate, compreso l’aereo con cui è stato fatto il “volo su Vienna”.

VISTA DELLA PIAZZETTA DALMATA DURANTE LA VISITA ALLA PRIORIA

La visita del Parco, come ricchezza di contenuti, non è da meno. D’Annunzio, dalla Prioria, vi accedeva dal Cortiletto degli Schiavoni (abitanti della Schiavonia, nome dato dai veneziani all’Istria e alla costa dalmata) e dal Portico o Loggia del Parente, dedicato a Michelangelo. Il giardino è un piacevole angolo di pace dove scorgere statue, fontane, sculture in pietra che disegnano spazi intimi e raccolti, come l’Arengo, un luogo sacro e suggestivo, per le cerimonie commemorative delle sue imprese di guerra e di Fiume.

L’ARENGO

Proprio al di sotto dell’Arengo arriviamo alla Limonaia e al frutteto, circondato da grandi aquile in pietra, e dove troviamo la “Canefora” di Napoleone Martinuzzi. Gabriele utilizzava questo spazio soprattutto durante i mesi estivi e lo decorava con tappeti, stoffe, cuscini, tavoli. Indubbiamente un posto molto rilassante dove rifugiarsi dalla calura estiva e lasciarsi cullare dalla brezza che agitava i rami verdi degli arbusti.

LA LIMONAIA E IL FRUTTETO

Tornando alla Prioria e risalendo il colle, troviamo altri spazi decorati dalla pietra a creare scenografici anfratti, come il Viale di Aligi e la Fontana del Delfino, che raccoglie le acque del rio dell’Acqua Pazza, che scorre lungo il colle del Vittoriale. La statua rappresenta Afrodite che emerge dalle acque assieme a un delfino.

LA FONTANA DEL DELFINO

Proseguendo nella visita ci tuffiamo nelle imprese eroiche del Vate. Una costruzione ospita il MAS 96, utilizzato durante la celebre Beffa di Buccari. Alcune foto e lo scritto che lasciò d’Annunzio ci permettono di rivivere l’Impresa. Una volta giunto a Gardone, come dono da parte dell’Ammiragio Thaon di Revel, il MAS venne utilizzato dal Vate per le uscite sul lago.

IL MAS 96 PROTAGONISTA DELLA BEFFA DI BUCCARI

Passando davanti alla scultura di San Sebastiano si raggiunge il Mausoleo, dove si trova il sepolcro di Gabriele d’Annunzio con dieci dei suoi fedeli compagni, tra i quali anche l’architetto Maroni. I cani in ferro e cemento di Velasco Vitali ricordano gli altri “fedeli compagni” di d’Annunzio, i suoi levrieri, che lui amava particolarmente.

IL SEPOLCRO DI GABRIELE D’ANNUNZIO

Scendendo lungo il colle si sale a bordo della Regia Nave Puglia, anche questa dono dell’Ammiraglio Thaon di Revel, qui incastonata con la prua rivolta verso l’Adriatico. Un piccolo museo è allestito nella stiva, con diversi modelli di navi da guerra. Dalla nave si può ammirare la Valletta dell’Acqua Pazza che, assieme al rivo dell’Acqua Savia arrivano al Laghetto delle Danze, costruito in pietra a forma di violino.

LA REGIA NAVE PUGLIA

Vi assicuro che non mi è possibile riassumere in poche parole l’intensa giornata passata alla scoperta di questo piccolo gioiello italiano. Vi posso solo dire che vale la pena visitare e amare il Vittoriale come simbolo voluto e donato da una personalità incredibilmente complessa e completa. Anche Gabriele D’Annunzio, come la sua residenza, non è descrivibile in poche righe, la sua vita è stata probabilmente la sua maggiore opera d’arte. Se i suoi scritti non incontrano il vostro gusto, leggete una sua biografia, troverete una trama molto avvincente. Oppure, per un’esperienza ancora più concentrata, visitate il Vittoriale!

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