Ginevra in solitaria

Cosmopolita, diplomatica, glamour, antica e moderna, barocca, luminosa, scintillante e silenziosa, Ginevra riposa appoggiata al suo lago, apparentemente indolente, ma piena di energie non ostentate, bensì contenute.

Anche da sole a Ginevra non ci si annoia mai, come vi racconto in questo breve viaggio nell’elegante città della diplomazia.

Che altro dire di Ginevra? Che stupisce e allo stesso tempo lascia perplessi, che è estremamente varia e che allo stesso tempo lascia cogliere un’idea di insieme unitario. E’ come vedere una forma intera, poi vedere vari pezzi. Si sa che quei pezzi compongono la forma ma non si sa in che ordine o in che modo. Per questo a un primo sguardo non se ne coglie la vitalità. Sarà dovuto anche al periodo e al clima (Ponte dell’Immacolata a dicembre 2009), che sembra cambiare radicalmente il volto di questa città, ma questa è stata la mia prima impressione.

5/12 Arrivo sabato sera, Hotel Nash Ville, vicino alla stazione. Il quartierino è molto etnico: kebab, mini-alimentari, snack-bar e molti visi dai tratti mediorientali. L’impressione sull’hotel è buona. Esco alla volta della Boulevard Helvetique dove trovo come previsto “La Boheme” e il “Griffin’s Club”, due locali molto alla moda. Ma la folla di gente nel primo e i buttafuori del secondo mi fanno optare per un piccolo, ma accogliente pub. Vorrei intavolare conversazione con due robusti giovani dai tratti e dai vestiti tirolesi, ma un attempato signore dall’aspetto alticcio è più veloce. Però non è spiacevole, anzi si rivela simpatico e molto arguto. Dopo un bicchiere di vino rosso, torno in hotel.

Monument National e Horloge Fleurie ai “Jardin Anglais”

6/12 Il momento della sveglia è traumatico tanto che faccio tardi. A mezzogiorno esco per il previsto giro in centro. Il tempo è nuvoloso, il cielo è grigio, il Jet d’Eeau non si vede (fu una delusione, solo dopo scoprii che durante l’inverno non è funzionante n.d.a.). La città è quasi deserta, i negozi chiusi. Faccio qualche foto poi trovo un volantino che mi fa ben sperare per la riuscita del pomeriggio. Alle 15.00, alla Cattedrale, l’Eurochor si esibirà in canzoni di Natale. Ottimo, mi dirigo. Il momento è quasi commovente, la Cattedrale è quasi piena, mi pervade un po’ di calore. Le canzoni sono belle e il coro è accompagnato da una piccola orchestra da camera. La prima canzone è stupenda, su alcune altre rischio l’abbiocco (che coglie il mio vicino), su “Douce Nuit” quasi mi commuovo. Alla fine è stata una piacevolissima oretta. Adesso è ora della cioccolata calda. Cerco e trovo il “Demi Lune Café”. Le difficoltà linguistiche sono più aspre del previsto, ma riesco comunque a ottenere una bella cioccolata con panna. Il locale è carino, ma non poetico quanto il suo nome potrebbe far pensare. Scendo a piedi dalla collina e proseguo alla cieca: è buio e piove. Arrivo in punto con enormi palazzi e uno spiazzo dove si sta smontando un mercatino. Date le condizioni meteo dirigo verso l’Hotel e per cena passo alla stazione a prendere un paio di panini.

Vista dal Pont du Mont-Blanc *-*-* Cigni nel Lago Lemano *-*-* Coristi si preparano per l’esibizione

7/12 Il mattino mi sorride, anche se sono sempre in ritardo sulla tabella di marcia (la scusa è che piove ancora). Esco alle 11.00 con tempo nuvoloso. Acquisto qualche souvenir e una baguette per pranzo. Nel pomeriggio tappa alle Nazioni Unite. Sfruttando il ticket gratuito per i trasporti pubblici arrivo alla fermata Nations, di fronte all’entrata principale. Vi sono alcuni manifestanti. Piove, ma faccio lo stesso qualche foto. Seguendo la strada arrivo alla Sede della Croce Rossa e all’entrata al pubblico dell’ONU. La visita è carina, anche se non mi concentro tanto sulla guida, quanto all’atmosfera internazionale che si respira. Politica, diplomazia e buone intenzioni; ma anche arte, pensiero, cultura e volontà di unione. Qui tutto sembra sia facile che complicato. La mole di lavoro che sembrano dover supportare gli uffici di questo edificio fanno capire quanto un concetto, all’apparenza facile e scontato, possa essere di difficile realizzazione. Ma è un edificio che sembra contenere anche tante speranze. La Croce Rossa non mi attira, opto per una scorreria serale nel quartiere CarougeE’ carino, anche con i negozi chiusi, ma colgo lo stesso qualche angolino illuminato per le foto.

Due sale al Palazzo delle Nazioni Unite

Prima del ritorno mi attira una Tea Room. Torta all’albicocca e the fruttato sono quello che ci vogliono. Rientro verso il centro. Trovo dove andare a mangiare la fonduta (locale di cui parlava la guida) e in attesa dell’ora di cena parto con le foto in notturna: soprattutto agli alberi illuminati del “Festival des Arbres et Lumières”, con tanto di interpretazione personale. La cosa è soddisfacente, ma la pioggia mi costringe a interrompere. Quindi dirigo verso il “Café Huissod” (o come si chiama ora “Vin sur Vin”) che, come diceva la guida, “serve la miglior fondue di formaggio della citta”… E allora… Le aspettative sono soddisfatte: ottima fonduta al tartufo nero. Locale accogliente, atmosfera retrò e musica jazz. Riempita e saziata dalla fonduta e comunque di buonumore per la giornata trascorsa, torno in albergo.

Passeggiata al quartiere “Carouge”

8/12 Stamattina non ci sono scuse: il tempo si preannuncia buono. Alziamoci dunque! Sforzo sovrumano, ma alla fine ce la facciamo. Prima di tutto dirigo verso il Carouge: avevo avvistato un café carino per la colazione. Le scene di “imbranatezza” linguistica si susseguono, ma riesco a fare colazione ed anche a sfogliare un giornale locale. Il francese scritto è sempre meglio di quello parlato e ascoltato. Poi giretto per Carouge. Faccio zig-zag tra le vie, l’aria è fresca e le vetrine un piacere per gli occhi. Tutto è più piccolo, più artigianale, più antico e autentico. Botteghe di artigiani, di antiquariato, oggettistica fatta a mano, maglierie, mercerie. Un piccolo paesino di provincia di qualche anno fa. Torno in centro. Per paura di far tardi vado dritta al ristorante “Syracuse”. L’obiettivo è la raclette, ma scopro che è un piatto di formaggio. No! Ancora formaggio no! Quando poi il cameriere, tra inglese, francese e gesti mi fa capire che è grande come portata, devio verso una più normale entrecote. La salsina gialla (di cui ignoro gli ingredienti) è veramente superlativa. Poi proseguo il mio giretto: il “Muro dei Riformatori” con qualche foto “delle mie”, Place Neuve, le scacchiere e di nuovo il centro. La giornata è bella, ci sta proprio una bella passeggiata fotografica.

Place Neuve e Cattedrale di St. Pierre

Avendo programmato la pausa crépe verso le cinque mi rimane tempo per vedere di salire sulle torri della Cattedrale di St. Pierre. L’unica aperta è quella Nord. Meno male, visti gli scalini non so se ce l’avrei fatta a fare due torri (e dire che non è neanche tanto alta!). Il panorama è notevole: tutta Ginevra attorno al suo lago. Si vedono i monti innevati che cingono la città , il cielo è azzurro con qualche nuvoletta, l’atmosfera invernale è serena. Dall’alto vedo delle guglie dorate: la Chiesa Ortodossa. Ho ancora un po’ di luce, posso farci un salto. Scendo e mi incammino. Mi tremano le ginocchia, un po’ per i gradini e un po’ anche per l’emozione dell’altezza: stare così in alto fa sempre effetto. Con il mio, a dir poco poderoso, senso dell’orientamento (e qui potete fare una pernacchia), raggiungo agilmente la Chiesa, giusto in tempo per qualche foto con il riverbero del tramonto. Che bel quartierino, tutto ordinato e tranquillo. Poco più in là un enorme Museo e le Promenades del’Observatoire e di St. Antoine. Poi di nuovo alla Città Vecchia. Mi attende la famosa creperia “Le Rozzel”, la scelta cade sulla crepe alla purèe de pommes. Poi scendo verso la parte nuova, ma l’affollamento mi distoglie dall’idea di fare un salto a Plain Palais: quel posto non mi ispira per niente. Quindi passo al piano B: foto agli alberi illuminati, visto che oltretutto è già buio, poi rientro in hotel per l’ultima notte a Ginevra. Devo dire che io e Ginevra non ci siamo subito volute bene, ma è stato comunque un piacevole soggiorno. Le attività e le cose interessanti da fare e da vedere non sono mancate.

Festival des Arbres et Lumières

Nota del 2018: questo è uno dei miei primi diari di viaggio e dei primi viaggi “in solitaria”. Non riporto troppi dati tecnici rispetto a ristoranti, luoghi e hotel, dato che le cose in questi anni potrebbero essere cambiate parecchio. Però mi piaceva riportare questo primo racconto di viaggio e rivivere un pochino quelle emozioni e anche quell’inquietudine dovuto ai primi viaggi da sola. E voi? Avete mai fatto un viaggio in solitaria? Come vi siete trovati?

Copertina:
“Ginevra vista dalla Torre della Cattedrale di St. Pierre” Foto: Sara Mazzotti

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